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Mi scuso anzitutto per la ritardata risposta alla Sua del 10/07/1996 n°
4185, ciò, però non è dovuto a mia negligenza, ma a tempi occorsi per
avere conferma da parte di enti preposti, a quanto da Lei esposto nella
Sua sopraccitata. Per dovere di chiarezza, devo dichiarare che, molto
probabilmente, o per espressione esposta da parte mia, o per presa
posizione da parte di Lei, è stato ravvisato il contenuto, a riguardo
del verbale d'assemblea del 29 Marzo c.a..
Il richiamo all'art. 1136 C.C. (e La ringrazio per la premurosa
spiegazione, ma Le assicuro che l'art. 1136 C.C. che, tra l'altro
consta di 190 comma, io me lo sono letto e riletto) da parte mia
intendeva affermare che, poiché la questione era nata in assemblea e
dalla maggioranza della stessa avevo avuto l'incarico di attingere
informazioni, era mio dovere procedere in quel senso, proprio per il
compito affidatomi dall'assemblea come amministratore. Nella mia
esposizione, d'altro canto, non vi era l'intento di vietare a Lei la
facoltà d'installare una stazione di radioamatore all'interno della Sua
proprietà, ma quello di tutelare, in modo eguale, i diritti dei Signori
Condomini, indistintamente. E vorrei ricordarLe (me lo permetta) che
gli stessi articoli della Costituzione da Lei invocati, valgono in
eguale misura tanto per Lei quanto per tutti gli altri Condomini.
Quindi, se Lei intende installare una stazione di radioamatore nella
Sua abitazione, lo faccia pure, ma dovrà fare in modo che detto
impianto, non arrechi disturbo ad impianti preesistenti, via cavo o via
etere, degli altri Condomini. Ed è inteso che, se Lei volesse,
utilizzare parti condominiali per estendere l'impianto (es.: mettere
l'antenna sul tetto) dovrà ottenere il consenso della maggioranza dei
Signori Condomini. Le vorrei ricordare, ancora, che il citato D.P.R. n°
156 del 29/03/1973, si limita alle normative per l'installazione di
stazioni/impianti per radioamatore, nulla pronuncia su eventuali
comportamenti a tutela di diritti, si presume così che lasci la facoltà
al buon senso comune di tutela ai diritti, e ove questi siano lesi, si
procede secondo Codice, anche in via giudiziale.
Per concludere, non è nelle mie facoltà rettificare quanto da Lei
ritenuto: erroneamente dichiarato nel verbale del 29/03/1996. Sarà mia
premura esporre il tutto in sede di prossima assemblea e le eventuali
decisioni saranno prese in quella sede.
Considerando che sia riferito a questo punto, e solo a questo, il
totale e assoluto dissenso da parte Sua di quanto da me dichiarato e
formalizzato sul verbale dell'assemblea ordinaria tenutasi in seconda
convocazione il 29/03/1996, concludo la presente. Sono, comunque sempre
a Sua disposizione per eventuali, ulteriori
chiarimenti.
Cordialità.
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